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LA JUVE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

di Fulvio Floridia
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La Juve ai tempi del coronavirus Il calcio è lo specchio del sistema Italia. Lo affermiamo spesso e da tempi non sospetti. Pur davanti a una emergenza inaspettata come quella del coronavirus, pensate davvero che il calcio si sarebbe sottratto all’andazzo italico a livello politico, composto da divergenti prese di posizione, di parte, poi allargate, quindi parziali, poi condivise e infine non condivise? No, è la stessa cosa. E riflette esattamente ciò che noi non siamo, ovvero un Paese non allineato, mai compatto, dedito alla difesa del proprio orticello e dei propri interessi di contrada e con una visione totalmente distante da quella globale. Se un governatore di una regione la pensa e agisce in maniera differente da ciò che viene stabilito dal Primo Ministro, credete che possa essere diverso proprio nel calcio, territorio da sempre di tifo radicato e di interessi di parte? Ovviamente no.

Le decisioni devono essere prese invece con testa e con intendimenti precisi e diretti. Punto. C’è una logica nelle cose e quella logica va rispettata da tutti con regole irremovibili. Pure il calcio deve adattarsi a questa emergenza. Porte chiuse nel calcio? Benissimo, ci si adatta e si va avanti con un pensiero univoco e intaccabile da chiunque. Finché le cose, si spera in fretta, non cambieranno.

Per esempio la Svizzera blocca tutti i campionati: condivisibile o no, è una decisione inattaccabile, decisa dall’alto e accettata dal basso. Loro lo possono fare, ma noi ovviamente non siamo la Svizzera e poi a maggio saremo coinvolti nell’organizzazione degli Europei. Resta comunque la solidità svizzera di una decisione presa.

In Inghilterra si stanno riunendo e stanno pensando di far giocare tutte le prossime giornate a porte chiuse. Decisione ineccepibile! Se il luogo più incensato del calcio, la Premier League, inteso come forma di spettacolo con tanti soldi e tanta televisione orientale adotta questa decisione perché non assumerla anche noi?

No, da noi è difficile perché l’interesse di bottega prevale sempre. Il più grande mangia il più piccolo. Il bilancio semestrale pertanto è primario su tutto, l’incasso fondamentale, il logo e l’immagine di facciata da difendere a tutti costi e così viene veramente il sospetto che proprio la più grande squadra italiana, la Juventus malandata di questi tempi sportivi, sconfitta in Champions dal Lione, con poco gioco, con uno spogliatoio esplosivo, con gli infortunati a breve al rientro, cerchi di avvantaggiarsi brigando presso i vertici del calcio per far rimbalzare la fastidiosissima partita con l’Inter in un periodo più agevole, quando le forze saranno ritornate e magari l’attuale buriana sarà passata. Se poi una delle sue avversarie dirette, appunto l’Inter, avrà un calendario complicatissimo a maggio, meglio ancora... Non è un interesse di bottega questo? Direi proprio di si.

Piccola considerazione che aleggia sulla Juve di quest’anno e che condivido ormai da tempo. Come mai Sarri non riesce a imporre come gioco il suo marchio di fabbrica nella Juventus? Colpa sua o magari della presenza di un giocatore ingombrante, ancora campione per carità ma forse del passato, che però strappa ancora tutto il gioco di una squadra su di sé, creando un gioco balbettante e disequilibri nelle due fasi? Premetto che è proprio una battuta, ma per CR7 magari un po’ di quarantena in panchina... No?

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